1. Filippo Tommaso e Fillia pubblicano il Manifesto della cucina futurista.

Un testo visionario, estremo, in molti casi paradossale. Che propone azzardi come l'abolizione totale della pastasciutta, alimento cult degli italiani, o delle posate, nell'intento di recuperare la relazione tattile fra i commensali e il cibo.

Ma i futuristi sostengono anche con forza la necessità di portare l'arte in tavola. La poesia, i profumi, la musica. E accanto a ricette ardite come il carneplastico, lanciano intuizioni che anticipano tendenze della gastronomia contemporanea. Dalla nouvelle cousine alla cucina molecolare. Con accostamenti inediti per l'epoca come il riso e la frutta o con l'invito rivolto ai chimici a inventare nuovi sapori. E ancora, prefigurando l'uso di ozonizzatori e altri strumenti elaborati.

Per loro bisogna creare "complessi plastici saporiti, la cui armonia originale di forma e colore nutra gli occhi ed ecciti la fantasia prima di tentare le labbra". E il pranzo perfetto richiede la totale originalità delle vivande e un altrettanto originale allestimento della tavola che sappia esaltare le ricette.