L'arte del cibo coinvolge tutti i nostri sensi. Se il profumo, come ci ha spiegato Lorenzo Dante Ferro, è fondamentale nella fruizione estetica di un piatto, anche il colore gioca la sua parte.

valverde arte cibo colore

Ma in che modo? Risponde Davide Cassi, fisico e docente di chimica e fisica degli alimenti al Master della cucina italiana.

“Nell’esperienza multisensoriale del mangiare, i colori hanno una funzione essenziale. Il verde, ad esempio, è associato all’acidità, il rosso alla dolcezza. Per questo nella pasticceria tradizionale siciliana e mediorientale, il verde, si pensi alle cassate siciliane, controbilancia visivamente la zuccherosità e stucchevolezza della ricetta”.

Nella lunga storia del cibo, del convivio e della tavola quand'è che il colore ha iniziato a essere importante? Ce lo racconta Alfredo Pelle, giornalista e storico della gastronomia, anche lui docente al Master della cucina italiana.

“Sicuramente un momento chiave è il tardo Medioevo. In quel periodo emerge una complessa logica cromatica del cibo. Nella ritualità della tavola e del cibo, scenografica e cura in ogni dettaglio, I colori sono importantissimi. Lo zafferano è simbolo di oro e luce, gli agrumi di solarità, le verdure vanno sbiancate con acqua e portate a un verde brillante. E poi c’è la moda del blanc manger. Interi banchetti con portate di colore bianco, espressione di purezza e spiritualità”.

Anche oggi il colore ha valenze simboliche, crea attese e desideri influenzando l'esperienza dche abbiamo nell'assaporare un determinato cibo.

Proviamo a immaginare ad esempio, se il cioccolato non fosse color cioccolato avrebbe comunque il gusto di cioccolato? E se per un'intero pasto i colori non ci fossero proprio?

"Cenare immersi nel buio, come avviene ad esempio nei ristoranti Blinde Kuh nati in Svizzera è un'esperienza completamente diversa, proprio perché manca il tassello visivo e cromatico", risponde Davide Cassi.