Designer ma anche scenografo e costumista, pittore e scultore. Vulcanico e ironico. Pugliese di origine, milanese d'adozione. Piero Figura. Perfettamente a proprio agio nel suo atelier, affollato come una camera delle meraviglie, da oggetti bizzarri e onirici. Cornetti e amuleti di ogni genere, astri di cartapesta, lampadari a mille braccia di vetro soffiato, ritratti di Olivia e Braccio di Ferro racchiusi in sontuose cornici dorate. Un immaginario, quello di Piero, che mescola cultura pop, favole russe, scenografie da re Sole e molto altro. E crea innesti e decontestualizzazioni con effetti imprevisti e unici. Il suo lavoro è attraversato da una fascinazione tutta particolare per il mondo del cibo, le mise en place e gli oggetti da cucina, ma non solo. Lasciamolo raccontare a lui...

Ti piace cucinare?

Preferisco mangiare, oppure inventare piatti per chi poi li cucina. Mi sono divertito moltissimo a fare l'architetto di torte per testate come AD e Antiquariato.

Qual è il tuo piatto preferito?

La parmigiana, però nella versione del Nord Italia, vegetariana. E poi amo tutti i dolci del mondo, ma in primis il cannolo siciliano:

L'ingrediente del tuo lavoro?

L'ironia, che fa parte di me fin da bambino. Mi piace uscire dalle immagini più prevedibili, usare materiali poveri per creare oggetti preziosi e materiali ricchi per cose apparentemente povere. Ad esempio un'ape-scultura, che a vederla sembra di oro e bronzo e quando la prendi in mano è leggerissima perché l'ho fatta usando carta e polistirolo. Oppure un cornetto napoletano - amo molto gli amuleti e ne creo e ricreo tantissimi - che di per sé è un oggetto umile, popolare, lo realizzo in metallo bagnato nell'oro.

Come vedi lo spazio della cucina?

Per me deve essere iperminimale, bianca. A casa mia l'ho voluta così. Tutti i contenitori neutri. Uno spazio senza colori, perché è il cibo che deve essere protagonista assoluto.

Acqua e design...

Mi appassiona disegnare vasi e bicchieri che raccolgono e contengono l'acqua e che ne valorizzano la trasparenza, con sfaccettature e riverberi di luce e colore.

Che cosa ti affascina della mise en place?

Me ne sono sempre occupato molto nel mio lavoro e continuo a farlo. Una passione che mi è venuta da bambino. Andavo a queste cene spettacolari da una mia zia molto facoltosa. Negli anni '70 aveva un cuoco russo, un vero lusso per l'epoca! E quando veniva servito il gelato al forno, una incredibile torta in fiamme, si allestiva tutta un'atmosfera per accompagnarla: buio, candele, fiori. E' stato allora che ho iniziato ad apprezzare la tavola non come un semplice luogo attorno al quale assumere del cibo, ma come una affascinante scenografia teatrale.

Come immagini la tua tavola ideale?

Le tavole che progetto per gli altri sono sontuose, magiche, da favola. Quelle che progetto per me, al contrario, sono molto semplici, ma con un centrotavola imprevedibile, forte, quasi dissacrante. Ad esempio la mia tavola di Natale ha come unico decoro una grande candela, attorniata da carciofi rossi, rose rosse e coralli rossi.

Qualche altro suggerimento per una tavola delle feste diversa dal solito?

Di base io preferisco sempre utilizzare tovaglia e piatti bianchi, molto essenziali e semplici. E poi la magia si crea utilizzando, in modo non convenzionale, frutta, verdura, fiori, candele. Per una tavola festosa, a Natale o Capodanno, può essere molto bello creare una base di cavolfiore, dalle forme geometriche, regolari e abbinare delle melanzane, di quelle chiare, viola striato. Insieme a muschio e velo verde da sposa. Al centro , delle candele molto lunghe e sottili, attorniate da roselline. Oppure, più semplice, ma scenografico, un centrotavola composto da una candela importante, da uno o più melograni e da agrifoglio.