Voleva andare sulla luna, vedere le stelle…ed eccola arrivare, di altro tipo ma altrettanto luminosa. Brilla su una carriera consolidata nelle cucine più importanti d'Europa e approdata al ristorante Il Cantinone di Madesimo. Ma oggi che gusto ha la vita di Stefano Masanti dietro e oltre i fornelli? WAW! lo ha chiesto direttamente a lui.

Il primo ricordo di cucina? La cucina di mia nonna, che ancora oggi a 90 anni assaggia ogni mio nuovo piatto.

Dolce o salato? Salato, ero molto goloso e, probabilmente dopo un'indigestione i miei gusti si sono spostati sul salato.

Cosa voleva fare da bambino L'astronauta.

La musica che ascolta mentre cucina? Un po' di tutto. Io e i ragazzi che lavorano con me spaziamo dalla classica all'hip-hop, dal jazz all'heavy metal. In genere decide il primo che arriva.

Cibo o sesso?

Tutti e due. Spesso sono connessi…io infatti ho conquistato mia moglie cucinando per lei.

Il primo pensiero quando entra in cucina?

L'organizzazione della giornata.

Il vero lusso?

Il tempo.

L'ultimo pensiero quando lascia la cucina?

Andare al bar dell'albergo a bere un gin tonic con i miei collaboratori.

In partenza per un viaggio attorno al mondo. In valigia?

Il mio coltellino svizzero e un buon libro.

Il sale della vita?

La curiosità, che è il motore di tutto. Senza paure e senza tabù.

L'ingrediente preferito?

Quello di stagione, perché è allora che raggiunge la perfezione e dà il meglio di sé.

Una definizione di agrodolce?

È il riassunto della vita con le sue sfaccettature. Momenti positivi e negativi: tutto è esperienza.

La città più amata?

San Francisco, dove ho insegnato per otto anni. Una vera città di frontiera. Multietnica, divertente, creativa. C’è l’alta tecnologia più innovativa. Google, Facebook, Apple sono nati qui vicino. C’è il business. Ma c’è anche molta Europa. È una città dove il rischio incombente di terremoto crea un senso di precarietà che ha i suoi lati positivi. Domina la filosofia del carpe diem ed è forse questo che la rende così dinamica e allo stesso tempo rilassata e informale.

Come si mangia a San Francisco?

Si coltiva moltissimo l’alta cucina. A San Francisco sono nati lo slow food, la cucina bio e di territorio, i farmer’s market e gli orti urbani. Fra i miei indirizzi preferiti c'è COI, ristorante dove fanno una cucina di natura con ingredienti di giornata. E poi Rulli, una pasticceria italiana in pieno centro. I suoi dolci sono clamorosi.

La città italiana che la emoziona di più?

Senz’altro Roma. Bellissima. Un concentrato di storia unico. In una passeggiata di dieci metri ti capita di fare un “viaggio” fra dieci secoli.

L’acqua in cucina?

È un elemento fondamentale, prima di tutto nella vita. Senz’acqua non si vive…e non si mangia. In cucina è onnipresente e indispensabile, dalla preparazione dei fondi alla cottura della pasta.