Al cinema si mangia, si cucina, si assaggia da sempre. Ma a cosa è dovuta questa irresistibile attrazione fra cibo e settima arte?

Lo abbiamo chiesto a Luca Malavasi, critico cinematografico e docente a OffiCine

"Sul grande schermo il cibo è un elemento narrativo molto ricco. Un modo per raccontare senza dire troppo. Di volta in volta rito, ossessione, simbolo..."

Qualche esempio? "Woody Allen e il suo cinema di parola. Nei suoi film capita spesso che la tavola sia il palcoscenico e la cucina il dietro le quinte. Luoghi di conversazione, di sentimenti e di emozioni. Come in "Hanna e le sue sorelle", che apre e chiude un anno di vita con un pranzo del ringraziamento".

hanna e le sue sorelle Thanks giving

"Ma nel cinema di Allen e non solo, il cibo può dare vita anche a momenti esilaranti. Una scena per tutte, Woody a pranzo con il dittatore dello stato libero di Bananas".

Nella vita il cibo è convivialità e incontro. E nel cinema?

" Straordinario, a questo proposito, "Cous Cous" di Abdel Kechich. Tutto ruota attorno al cous cous che dà il titolo al film. Preparato con amore dalla madre di una grande famiglia, è fulcro di scambio, aggregazione, negoziazione".

cous cous pranzo1

Cibo come legame affettivo e quindi anche come ricordo e nostalgia?

"Si, una scena per tutte, dal cartoon "Ratatouille": l'arcigno critico gastronomico Ego che gusta, appunto, la ratatouille ritrovandosi catapultato nella sua infanzia. Un'esperienza affettiva che lo trasformerà":

ratatouille

E tra i tanti significati, non mancano anche l'ironia, la ricerca, il sogno, l'ossessione...

*"Il cinema di Nanni Moretti è tutto attraversato dal cibo. Da"Aprile" e "Palombella rossa", dove diventa pretesto di fuga e sogno, a "Bianca" con momenti cult come il memorabile continuiamo così, facciamoci del male.

Nanni Moretti