Agnese Selva e Bettina Colombo. Due designer che amano lavorare con il pensiero e con le mani. Il loro progetto si chiama Unpizzo ed è la reinvenzione di una tradizione antica. La complicata arte dei merletti che le donne di Cantù, città di Agnese e Bettina, coltivano da cinque secoli.

Come mai proprio il pizzo?

Fin da bambine, anche a casa eravamo circondate da pizzi e centrini. Qui a Cantù le donne lo lavorano da sempre, ma ci siamo rese conto che ormai i merletti sono sempre più desueti, si associano subito alla casa della nonna. Ci dispiaceva molto che questa arte così preziosa andasse perduta e così abbiamo cercato di trovare nuove strade, di darle nuova linfa.

Nel vostro laboratorio sembra di entrare in una fiaba: è tutto gigante…

Abbiamo lavorato sull’ingrandimento proprio per esplorare nuove forme e applicazioni. Prima di tutto abbiamo ridisegnato gli strumenti di lavoro, riproducendo esattamente quelli usati dalle donne cantorine ma su scala macro. Da generazioni le merlettaie avvolgono il filato su fuselli di legno. Il disegno viene tracciato su una cartina, fissata poi al tombolo con degli spilli. E soprattutto non usiamo più il tipico filo sottile, ma una corda di cotone con la quale ripetiamo gli stessi, identici punti del merletto di Cantù.

Che cosa avete scoperto?

Ingigantire il pizzo lo rende molto più materico, quasi una struttura. Possiamo inventare e produrre oggetti del tutto nuovi. Un tappeto da usare anche come un arazzo, ad esempio.Si chiana Giganta ed è la nostra prima realizzazione. Ma su un pizzo così forte e robusto ci si può anche sedere. E infatti stiamo progettando una serie di sedute. .

Fatto a mano: quanto è importante?

Per mantenere l’anima di questa tradizione, l’artigianalità è indispensabile. Noi oltre alle mani usiamo tutto il corpo. Con i nostri strumenti macro, dobbiamo lavorare in piedi. Stiamo tenendo dei corsi per insegnare questa nuova modalità e c’è molto interesse. Creare una nuova rete di artigiani è un modo per rivitalizzare l’economia locale di quest'arte.

Il pizzo e il mondo della tavola…

Da sempre i centrini decorano le tavole. Stiamo pensando a come rinnovare anche questo concetto. Potremmo immaginare un runner, ad esempio, dove sezioni di pizzo di diversa consistenza strutturano la disposizione dei piatti e dei commensali.

Cibo, cucina, design: in che rapporto sono secondo voi?

Gli chef sono dei designer che progettano l'esperienza del convivio. E il cibo a chilometro zero racconta il legame con il territorio. Proprio come il pizzo: in ogni luogo sono stati inventati punti e trame diverse che ne esprimono l’origine.

Fotografie di Marco Reggi